C’è una Valle

24 settembre 2011 – 25 settembre 2011

c'è una valle

Ebbene si: c’è una valle! Abbiamo lavorato per far si che il gruppo di agricoltori biologici e biodinamici Valtellinesi sia presente all’evento e siamo riusciti a rispondere a grand eco alla richiesta. Avremo una isola proprio per noi, in cui tutti i produttori si trovano e i consumatori rpossono conoscerci. Tutti i produttori biologici presenti sono consapevoli che l’agricoltura sia un fenomeno sociale e che è importante essere ad eventi come questo tutti assieme manifestando già la grandiosa socialità.

Saranno presenti:

  • l’Associazione More Maiorum con il Miele;
  • il giovane allevatore Nicola Bongiolatti con i propri formaggi;
  • l’apicoltore Marco Aili;
  • il produttore di piccoli frutti della azienda Il Ghiro: Luca Biscotti Folini;
  • il vivaista di piantine rare Patrizio Mazzucchelli;
  • il produttore e trasformatore di kiwi Ian Zecca della azienda Terra del Sole;
  • il produttore di mele Amedeo Moretti di Tresivio;
  • il produttore di vino Marcel Zanolari;
  • Il produttore di essenze Profumi di Valtellina;
  • Il produttore Bio Occhiali;
  • La fattoria didattica Luna Alpina con Nadia Lotti;
  • Il negozio bio di Morbegno l’Airone Verde con la Clara Mazzoni;
  • Il gruppo di Amamont
Il gruppo è folto e dalle 14.30 il gruppo parteciperà anche alle varie sessioni del convegno in cui Patrizio Mazzucchelli sarà alla tavola rotonda. Ospite d’eccezione questa sera alle 17.00 sarà Carlo Triarico – presidente dell’Associazione Biodinamica Italiana – che interverrà al convegno con una conferenza su Biologico, Biodinamico e Alimentazione.
Ricchi gli appuntamenti!

Evento La locanda Altavilla di Bianzone ha ospitato la prima cena realizzata con prodotti particolari e innovativi.






Articolo Centrovalle, sabato 3 aprile.







La Valle scopre l’agricoltura biodinamica
Mondora, dell’associazione More Maiorum, spiega: “E’ una filosofia di approccio alla terra
Bianzone. Si chiama biodinamica ed è un tipo di agricoltura “vecchia ma allo stesso tempo estremamente nuova“. Almeno così la definisce Michele Mondora, dell’associazione More Maiorum di Berbenno. Un modo di approcciarsi alla terra che “mette l’uomo al centro” e che punta “alla ricerca del benessere“. Giovedì 25 marzo, alla Locanda Altavilla di Bianzone, i dettami di questo metodo di coltivazione si sono trasformati in una cena. La prima con prodotti biodinamici in Valtellina.
Ad organizzarla, l’associazione e Anna Bertola della locanda Altavilla, con la collaborazione di alcune aziende che hanno messo a disposizione i prodotti: La Torre di Marcel Zanolari con i suoi vini, la Cascine Orsine di Bereguardo ( riso e carne ), il Poggio di Campo Albina ( cereali e formaggi ) e l’Oasi di Galbusera Bianca ( marmellate ). Il tutto per trasportare i partecipanti in un’esperienza che non è solo gastronomica, ma di impegno e riscoperta dei sapori.
La nostra associazione ha come intento quello di preservare e mantenere l’uso dei terreni agricoli compresi tra San Pietro e Ardenno – spiega Mondora – E lo vogliamo fare attraverso un tipo di agricoltura che utilizzi esclusivamente metodi e sistemi sostenibili fondati sugli insegnamenti elaborati dal filosofo austriaco Rudolf Steiner negli Anni Venti del secolo scorso“.
Un’agricoltura che parte dall’osservazione, dalla volontà di mettere l’uomo in relazione con la terra e gli animali, ma anche con i pianeti e il cosmo intero. Applicando questa ricerca del benessere ad agricoltura e allevamento del bestiame. Con il fine di trovare quell’equilibrio che l’agricoltura convenzionale ha perso.
Questo consente di avere a disposizione prodotti migliori sotto un profilo organolettico – aggiunge – Che, a differenza di quelli tradizionali, non danno intolleranze come, ad esempio il latte.
Senza dimenticare gli aspetti fondamentali del gusto e del rapporto diretto con la sostenibilità ambientale, il rispetto del territorio e la possibilità di avere a disposizione, anche attraverso i Gruppi di Acquisto Solidali, di prodotti “sicuri”. Che consentano anche il giusto riconoscimento a chi coltiva la terra.

Controllo Biodinamico del Grillotalpa

tratto dall’articolo di Paolo Pistis:
“Il grillotalpa è un insetto terricolo non tanto amato dalle nostre piante. Vive nell’orto e nel giardino ai bordi di aiuole non lavorate; nel terreno scava gallerie profonde anche un metro, con vari cunicoli, e durante le sue esplorazioni divora le giovani piantine, facendo una strage di fiori e ortaggi. La sua presenza si rico nosce perché lascia gallerie superficiali grosse come un dito e radici morsicate nella zona del colletto; dove passa non c’è pianta che gli resista, soprattutto se le pianticelle sono giovani. Può vivere molto tempo e non andarsene più via dal nostro giardino!”
Le cause della sua presenza
Spesso il grillotalpa viene dai terreni limitrofi, oppure viene immesso accidentalmente quando si concima con compost poco trasformato.
Più sovente viene attirato da residui colturali abbandonati nel terreno, come radici, pezzetti di patate, carote, ravanelli e altre parti di pianta “dolce” o ricca di amidi che solitamente vengono fatte seccare in superficie prima di essere interrate. Un cumulo di materiale organico o un compost mal fatto è il luogo preferito dal grillotalpa per fissarvi la propria base.
I vari metodi di controllo
Spesso contro il grillotalpa si usano esche avvelenate, ma non è una buona cosa, perché l’esca potrebbe avvelenare o comunque intossicare
anche i nemici naturali del grillotalpa: il riccio, i gatti selvatici, gli uccelli e altre specie quando mangiano il grillotalpa. Inoltre le esche tossiche entrano nel terreno con le piogge e anche questo non è certo un bene. Occorrono dunque metodi alternativi, che tengano conto dell’ambiente e degli equilibri
dell’ecosistema.
Innanzitutto bisogna catturare qualche esemplare di grillotalpa, procedendo così:
recuperare una bottiglia vuota di plastica, di quelle per l’acqua minerale, e tagliarla a metà
posizionare la bottiglia nel terreno in modo che la parte superiore sia a filo terra
al suo interno mettere delle esche: un pezzettino di carota, di patata, di mela, anche la birra può fungere da esca
coprire il tutto con una tegola a coppo, sia per creare oscurità all’interno, sia per ripare in contenuto ed evitare che vi entri la pioggia
posizionare le diverse trappole ai bordi delle aiuole, una ogni 20 mq circa
controllare quotidianamente; le prime catture non arriveranno subito, ma con un po’ di pazienza, solo dopo qualche giorno e probabilmente contemporaneamente troveremo anche molte lumache!
infine liberare i lombrichi che accidentalmente potrebbero essere stati catturati
Se la trappola ha successo, questo è gia un inizio di controllo; tuttavia gli esemplari catturati devono essere conservati in un vasetto di vetro per poi essere bruciati.
Aquesto punto inizia la tecnica biodinamica:
- avvolgere nella carta gli esemplari di grillotalpa catturati, e porli in un angolo del caminetto, accendere un
fuocherello e bruciare gli insetti in un periodo ben definito dal calendario biodinamico: sole in Toro e luna in Scorpione (vedi calendario biodinamico)
- raccogliere le ceneri, sia del grillotalpa che della legna impiegata per bruciare, che devono essere bianche,
simili alla calce e setacciate senza carboncino
- mettere la cenere in un mortaio e mescolare con pazienza per un’ora, dinamizzando, ricordando che si
tratta di un’azione molto importante e che il risultato si potrà conservare per molto tempo, e avrà un raggio
d’azione molto vasto (la dinamizzazione in mortaio deve essere fatta da una sola persona)
- mettere poi la cenere dinamizzata, che può somigliare al pepe in polvere, in una “pepiera”, un vasetto cioè
con un coperchio ricco di fori
- “pepare” infine il terreno circostante, facendo in modo che un po’ di cenere finisca anche al suolo; una pepata ha un largo raggio e basterà per 20 mq circa.
Ripetiamo l’operazione una volta per stagione, anche quando il grillotalpa non ci sarà più.
La cenere ottenuta impregna la zona trattata di “tossine” minerali che, in dosi infinitesimali, non crea
nessun problema all’uomo, ma disturba il grillotalpa che percepisce l’area come ostile per la propria sede di riproduzione. Cosi facendo e proseguendo con questa tecnica l’insetto cercherà altri insediamenti e non gradirà stare nel nostro orto o giardino.
Nell’eseguire questa operazione, se inizialmente non ci si sente sicuri, è bene fermarsi alla fase di cattura e non procedere alla fase d’incenerimento, che deve essere fatta con la massima precisione e cura, pena l’inefficacia del rimedio.*
* Presso la fondazione “Le Madri” si tengono corsi specifici sulle tecniche biodinamiche: www.fondazionelemadri.it

tratto dall’articolo di Paolo Pistis disegni di Daniela Baldoni:

“Il grillotalpa è un insetto terricolo non tanto amato dalle nostre piante. Vive nell’orto e nel giardino ai bordi di aiuole non lavorate; nel terreno scava gallerie profonde anche un metro, con vari cunicoli, e durante le sue esplorazioni divora le giovani piantine, facendo una strage di fiori e ortaggi. La sua presenza si rico nosce perché lascia gallerie superficiali grosse come un dito e radici morsicate nella zona del colletto; dove passa non c’è pianta che gli resista, soprattutto se le pianticelle sono giovani. Può vivere molto tempo e non andarsene più via dal nostro giardino!”

Le cause della sua presenza

Spesso il grillotalpa viene dai terreni limitrofi, oppure viene immesso accidentalmente quando si concima con compost poco trasformato.

Più sovente viene attirato da residui colturali abbandonati nel terreno, come radici, pezzetti di patate, carote, ravanelli e altre parti di pianta “dolce” o ricca di amidi che solitamente vengono fatte seccare in superficie prima di essere interrate. Un cumulo di materiale organico o un compost mal fatto è il luogo preferito dal grillotalpa per fissarvi la propria base.

I vari metodi di controllo

Spesso contro il grillotalpa si usano esche avvelenate, ma non è una buona cosa, perché l’esca potrebbe avvelenare o comunque intossicare

anche i nemici naturali del grillotalpa: il riccio, i gatti selvatici, gli uccelli e altre specie quando mangiano il grillotalpa. Inoltre le esche tossiche entrano nel terreno con le piogge e anche questo non è certo un bene. Occorrono dunque metodi alternativi, che tengano conto dell’ambiente e degli equilibri dell’ecosistema.

grillotalpa-biodinamica

Innanzitutto bisogna catturare qualche esemplare di grillotalpa, procedendo così:

  • recuperare una bottiglia vuota di plastica, di quelle per l’acqua minerale, e tagliarla a metà
  • posizionare la bottiglia nel terreno in modo che la parte superiore sia a filo terra
  • al suo interno mettere delle esche: un pezzettino di carota, di patata, di mela, anche la birra può fungere da esca
  • coprire il tutto con una tegola a coppo, sia per creare oscurità all’interno, sia per ripare in contenuto ed evitare che vi entri la pioggia
  • posizionare le diverse trappole ai bordi delle aiuole, una ogni 20 mq circa
  • controllare quotidianamente; le prime catture non arriveranno subito, ma con un po’ di pazienza, solo dopo qualche giorno e probabilmente contemporaneamente troveremo anche molte lumache!
  • infine liberare i lombrichi che accidentalmente potrebbero essere stati catturati

Se la trappola ha successo, questo è gia un inizio di controllo; tuttavia gli esemplari catturati devono essere conservati in un vasetto di vetro per poi essere bruciati.

A questo punto inizia la tecnica biodinamica:

  • avvolgere nella carta gli esemplari di grillotalpa catturati, e porli in un angolo del caminetto, accendere un fuocherello e bruciare gli insetti in un periodo ben definito dal calendario biodinamico: sole in Toro e luna in Scorpione (vedi calendario biodinamico)
  • raccogliere le ceneri, sia del grillotalpa che della legna impiegata per bruciare, che devono essere bianche, simili alla calce e setacciate senza carboncino
  • mettere la cenere in un mortaio e mescolare con pazienza per un’ora, dinamizzando, ricordando che si tratta di un’azione molto importante e che il risultato si potrà conservare per molto tempo, e avrà un raggio d’azione molto vasto (la dinamizzazione in mortaio deve essere fatta da una sola persona)
  • mettere poi la cenere dinamizzata, che può somigliare al pepe in polvere, in una “pepiera”, un vasetto cioè con un coperchio ricco di fori
  • “pepare” infine il terreno circostante, facendo in modo che un po’ di cenere finisca anche al suolo; una pepata ha un largo raggio e basterà per 20 mq circa.

grillotalpa-biodinamica-1

Ripetiamo l’operazione una volta per stagione, anche quando il grillotalpa non ci sarà più.

La cenere ottenuta impregna la zona trattata di “tossine” minerali che, in dosi infinitesimali, non crea nessun problema all’uomo, ma disturba il grillotalpa che percepisce l’area come ostile per la propria sede di riproduzione. Cosi facendo e proseguendo con questa tecnica l’insetto cercherà altri insediamenti e non gradirà stare nel nostro orto o giardino.

Nell’eseguire questa operazione, se inizialmente non ci si sente sicuri, è bene fermarsi alla fase di cattura e non procedere alla fase d’incenerimento, che deve essere fatta con la massima precisione e cura, pena l’inefficacia del rimedio.*

* Presso la fondazione “Le Madri” si tengono corsi specifici sulle tecniche biodinamiche: www.fondazionelemadri.it

L’articolo originale è disponibile in PDF: Controllo Biodinamico del Grillotalpa