Corso di Agricoltura, Viticoltura Biodinamica e Potatura Soffice
Sabato 4 febbraio: Agricoltura, Viticoltura Biodinamica. Questa serie di incontri sono aperti ad agricoltori, hobbysti e consumatori che vogliono approfondire le tematiche legate alla agricoltura e alla viticoltura. Saranno affrontati anche temi come la qualità del vino biodinamico.
9.30 – Apertura dei lavori
10.00 – Una agricoltura sostenibile anche economicamente senza chimica è possibile? Relatore Marcel Zanolari – produttore biologico
10.30 – L’agricoltura Biologica dinamica. Relatore Francesco Mondora produttore biodinamico.
11.30 – La qualità alimentare e del vino con la cristallizzazione sensibile. Relatore Maurizio Peruzzi ricercatore.
13.00 – Pranzo a base di polenta o pizzoccheri
14.00 – La relazione tra le piante e l’uomo. Relatore Patrick Uccelli viticoltore biodinamico e consigliere Associazione Biodinamica Italiana
15.30 – I preparati biodinamici e la loro azione sulle piante. Relatore Michele Baio consulente biodinamico
16.30 – Il compostaggio e il cumulo. Relatore Michele Mondora produttore biodinamico.
17.45 – Chiusura di lavori
Domenica 5 febbraio: la potatura Soffice – elementi teorici e pratici in vigna. E’ necessario essere abbigliati adeguatamente per l’attività all’aperto e forbice e guanti.
Potare è un’arte che ormai si è persa, durante questa giornata Patrick Uccelli racconterà il metodo di potatura soffice utilizzato nei suoi vigneti.
La mattina si passerà studiando le dinamiche di crescita della pianta e il processo di ringiovimento.
Il pomeriggio si andrà in vigna a fare i tagli di potatura dove si potrà lavorare in campo a ringiovanire le piante.
L’accesso è a libero contributo con consiglio minimo di 50€ a giornata procapite.
L’evento si terrà a Bianzone in Provincia di Sondrio presso il Centro Sportivo “Omar e Pietro”.
Dal 16 ottobre quando abbiamo seminato, il nostro campo è stato visitato più volte. Almeno una volta alla settimana lo stiamo visitando. Possiamo confermare che gli esseri elementari ci stanno aiutando e vogliamo renderne grazie. Ogni volta che entriamo nel campo dentro di noi ritornano i pensieri della semina collettiva, dei canti che erano a corollario e della magnifica giornata che abbiamo passato assieme.
Durante le 13 notti sante che vanno dal giorno di Natale al 6 gennaio in una delle nostre visite abbiamo voluto distribuire il preparato 501 sul grano. Quando ci accingiamo a distribuire il preparato di cornosilice, lo dinamizziamo per 1 ora all’aperto. Il processo di dinamizzazione è un processo che facciamo cercando di focalizzare il nostro pensiero rispetto alla Terra e alla qualità con la quale la Terra ci ridà i prodotti. La mattina che abbiamo distribuito il preparato 501 era una mattina in cui il Sole arrivava timidamente. Abbiamo spruzzato il preparato sopra tutto il campo e la soluzione vaporizzata veniva presa dal cielo portata in aria e poi sembrava che lassù qualcuno la stendesse per poi ricadere. I raggi del sole entravano questi fini corpuscoli di acqua che piovevano sopra al nostro campo di grano: sembrava che piovessero delle Gocce di Sole sopra il manto di frumento. I colori di questa operazione variavano e stabilivano un bellissimo arcobaleno che poi pioveva a terra come frammento solare.
Il 6 gennaio, nella visita successiva, abbiamo voluto ringraziare tutte le persone, tutti gli esseri, abbiamo riportato un pensiero ai defunti distribuendo il preparato dei Tre Re. Il Preparato di Tre Re è un preparato a base di Oro, Incenso e Mirra che abbiamo preparato l’anno scorso nella notte del 31/12 tra le 23.30 e le 00.30. Abbiamo miscelato il preparato in acqua di fonte scaldata a 37 gradi e l’abbiamo distribuito su tutto il perimetro del campo che abbiamo seminato. La natura è ferma, la giornata è fredda e ci sono zero gradi e c’è aria di neve. Ogni cinque passi una spruzzata a terra del preparato. Ad ogni spruzzata il profumo inebriante della mirra e dell’incenso pervadono l’aria che con il freddo sembra che voglia catturarla e trattenerla il più vicino alla Terra. Abbiamo anche quasi l’impressione che ci siano delle forze ben precise che stiano trattenendo questi profumi e che le vogliano immagazzinare dentro alla Terra.
Il grano ora è fermo e le gelate l’hanno, per ora, freddato. L’inverno è ancora lungo e un po’ di neve farebbe molto comodo.
A ogni inizio anno, ogni 6 gennaio, faccio un “regalo” spruzzando il Preparato dei Tre Re.
E’ un momento di massima gratitudine verso la terra per la sua abbondanza e per la promessa rinnovata di lavorarla per questo anno che sta venendo e per i frutti che ci darà.
Ho iniziato a preparare il l’acqua verso le 2 del pomeriggio, ho preso acqua di fonte scaldata a 37 gradi. Poi ho sciolto 5,6cl di preparato che conservavo dall’anno scorso.
Generalmente sono scherzoso, ma quando faccio queste cose, dentro di me mi passano tanti pensieri e i toni diventano sempre piuttosto seri. Ho iniziato a dinamizzare l’acqua all’aperto; fuori c’erano circa zero gradi ed io ero già pronto con scarponi pronto per andare a spruzzare il perimetro delle nostre coltivazioni. L’aroma che usciva dall’acqua era davvero sublime, quasi estatico. Il vortice che si svolgeva nell’acqua era davvero magnifico e ad ogni rottura per il cambio di senso, sprigionava nuova vita e nuova forza. Ho continuato per un’ora assorto nei miei pensieri. Dopo 45 minuti è arrivata Annamaria, la madre di mia Lucia. Mi ha chiesto cosa stavo facendo e le ho risposto che stavo preparando un veicolo di luce per la Terra.
Lei ha saggiamente commentato di portare un po’ di luce alle persone e mi ha lasciato continuare a pensare che la luce sarebbe effettivamente arrivata alle persone anche con i cibi che coltiviamo attraverso la gratitudino.
Spero che il preparato dei Tre Re porti illuminazione a tutti noi su questa terra e a tutta l’umanità consapevole che la vita sulla Terra è sacra.
Dopo un’ora è arrivato Michele e ci siamo ripartiti l’acqua. Le nostre proprietà sono distribuite in molti lotti piccoli e di montagna. In due si riesce ad essere più veloci e più efficaci.
Lucia mi ha accompagnato alla Mazzuna e ho cominciato a fare il primo cerchio magico attorno all’orto. Così ho continuato per la vigna e per l’uliveto, le restanti vigne e l’oasi biodiversa. Michele ha fatto così nei campi di cereali e nei prati lasciati a riposo.
Intanto che spruzzo il Mistero che contengo nella pompa a spalla, il cielo cambia colore. Sembra che voglia nevicare, ma d’un tratto, proprio su di noi, è come se si apra e quella foschia di neve diventa di color ambra. I raggi piovevano dentro di noi: Lucia era con me che ha approfittato della mia visita alle lande per condividere questo grande momento di fioritura.
Sopra i nostri campi si è evidenziato un arco di luce che si è visualizzato in una semisfera che contiene tutto il vivente su questa Terra, sulla mia famiglia e su di me, sugli uccelli, sugli insetti, sulle piante in tutte le loro varietà e sul reame degli esseri elementari e degli spriti con i quali condividiamo questa esperienza.
Nel mio modo di vedere, stiamo tutti fiorendo.
Ho visualizzato durante lo spruzzo, tutte le persone care che sono defunte e le ho ringraziate. Sento il loro amore. Tutto è uno, connesso in maniera intrinseca con tutto il resto.
I biodinamici sono un popolo che sono ben descritti da Wendell Berry. Sono nati per coltivare e coltivano mettendo le mani nella terra: la loro droga divina. Coltiva contemporaneamente la terra e lo spirito: il suo spirito e lo spirito di chi saprà poi prendere da ciò che la terra gli a ridato. Questi pensieri accomunano questo nuovo popolo, questa razza che riesce a muoversi nel buio grazie alla luce.
L’uomo nato per coltivare
Il piantatore di alberi, il giardiniere,
l’uomo nato per coltivare,
le cui mani si protendono sotto terra e germogliano,
per lui il terreno è una droga divina.
Entra nella morte ogni anno, e ritorna esultante.
Ha visto la luce riposarsi nel cumulo di letame,
e rialzarsi nel frumento.
Come una talpa, il suo pensiero corre
lungo la cima dei filari.
Quale seme miracoloso avrà inghiottito
perché dalla sua bocca fluisca
il discorso senza fine del suo amore
come una vigna che si aggrappa alla luce del sole,
e come acqua che scroscia nel buio?”
Wendell Berry
Ringrazio gli amici della Fattoria di Vaira per avermi fatto vitalizzare questo pensiero.
L’elleboro nero cresce spontaneo nelle Alpi orientali, soprattutto sul versante meridionale, preferisce le medie alture, le discese calcaree ed erbose, umide e sassose. La sua comparsa è legata al suolo fresco e umido, leggermente ombreggiato. Qui sviluppa il robusto rizoma che trattiene le foglie coriacee, persistenti, lanceolate. Il ritmo vitale di questa pianta si ribella contro il ritmo dinamico dell’anno solare. Fiorisce quando tutt’intorno la vita vegetale si è rifugiata nei semi e nelle radici. Il suo grande fiore di un bianco puro si apre in pieno inverno, quando l’influsso cosmico-astrale è minore. L’impulso astrale dell’elleboro si contrappone quindi spiccatamente alle normali forze astrali che in piena estate portano alla fioritura il mondo vegetale. La stagione dell’elleboro non inizia a San Giovanni, ma a Natale.
A causa di questa anomalia nella fioritura, l’elemento astrale è meno devitalizzante del solito. Il fiore graziosamente inclinato, bianco come la neve, non muore del tutto, ma sopravvive nei sepali che crescono e resistono fino alla primavera come un vero complesso fogliare.
Glucosidi cardiaci e saporitila si trovano soprattutto nella radice e sono simili a quelli della digitale e dello Strophantus. Tali sostanze, come esposto in precedenza, appaiono in piante in cui la sfera astrale, al momento della fioritura, s’intromette troppo nelle strutture eteriche (forze formatrici), ma senza pervenire alla sfera fisica, il che provocherebbe la formazione di alcaloidi. Per questo i glucosidi, legati a degli zuccheri, rimangono nel circuito liquido della linfa vegetale e non vengono precipitati come gli alcaloidi sotto forma salina, minerale. Sono ugualmente privi di azoto poiché non derivano da uno smembramento o una divisione delle albumine. Le Ranuncolacee, particolarmente dominate dalla sfera liquida (o plastica) e dalle forze eteriche che vi abitano, tendono alla formazione di alcaloidi solo nelle rappresentanti estive e soprattutto nel napello. Generalmente sono “avvelenate” solo fino alla formazione di glucosidi.
L’azione terapeutica dell’elleboro nero è indirizzata all’organizzazione dei liquidi nell’uomo, la quale viene sostenuta, tonificata dal corpo astrale; la secrezione dei liquidi aumenta. Si osserva un aumento della pressione, un aumento della diuresi (come nella digitale), la congestione sanguigna degli involucri cerebrali e del midollo spinale, la diminuzione del fluido cerebro-spinale, la dilatazione delle pupille, i ronzii alle orecchie, vertigini e stordimenti; tutti questi sintomi possono essere accompagnati da sovreccitazione psichica. L’omeopatia ha tentato di guarire con l’elleboro nero le sequele della nefrite post-infettiva e i-sintomi della meningite.
Rudolf Steiner ha dato all’elleboro nero un nuovo ruolo nel trattamento del cancro, attirando l’attenzione sugli “antiritmi” di questa pianta ostinatamente contraria ai ritmi annuali normali e a quelli vegetali. Con le potenti forze vitali della sua radice, impregna foglie e fiori nella loro persistenza visibile. Esiste una reciprocità di questo fenomeno nell’uomo laddove gli impulsi dell’organizzazione superiore (normali per la genesi degli organi sensoriali) invadono l’organizzazione inferiore che risponde con processi anomali di crescita nei quali l’eterico si sottrae (contro tendenza) agli ordini dell’astrale. È ciò che avviene nella formazione di un carcinoma. Sotto l’aspetto terapeutico, l’elleboro nero assomiglia al vischio che Rudolf Steiner ha introdotto per la prima volta nel trattamento del cancro, ma non ci soffermeremo per ora su questo fatto.
Tratto da “Le Piante Medicinali per la cura delle malattie” – Wilhelm Pelikan